Editoriale del Presidente

Cara/o collega,

anche in quest’anno che volge al termine, uno degli argomenti al centro del dibattito  locale e nazionale è il nostro SSN che oramai con 40 anni di vita inizia a mostrare crepe che meritano attenzione e serie proposte risolutive.

Il nostro sistema sanitario, che rimane ancora uno dei migliori del mondo, si fonda sui principi dell’universalismo, dell’equità e della solidarietà garantendo il diritto alla salute a tutti i cittadini, come prevede dall’art. 32 della nostra costituzione.

Questo ha permesso di raggiungere ottimi risultati di salute del nostro paese, con un’aspettativa di vita che si conferma tra le più alte e stili di vita tra i migliori dei 35 paesi dell’area europea.

Tuttavia occorre considerare che per continuare ad essere un sistema equo è necessario un costante incremento dei costi a fronte di una riduzione delle risorse economiche disponibili che porta ad un progressivo definanziamento della spesa sanitaria pubblica italiana confrontata con quella di altri paesi europei. Siamo agli ultimi posti, tra i paesi europei e non solo, per i livelli di finanziamento e all’ultimo posto tra i 36 paesi dell’OCSE per la prevenzione

Infatti, i dati del Rapporto Health at a Glance Europe 2018 dell’OCSE confermano che la spesa per la Sanità in Italia è tra le più basse: con 3.391 dollari pro capite, a parità di potere d’acquisto, siamo ben al di sotto della media, mentre la spesa out of pocket cresce ed è ormai oltre il 23% della spesa totale.

Il processo di definanziamento deve essere interrotto e occorre una programmazione seria che, tenendo conto delle criticità esistenti, permetta un adeguato reinvestimento sulla sanità. In tal senso è richiesto un intervento della politica di turno che al di là dei proclami elettorali, sappia ascoltare le realtà lavorative che sono sul campo tutti i giorni per comprendere i reali problemi esistenti e poter proporre soluzioni concrete e condivise.

Un esempio esplicativo è il paradosso che si è creato dove, a fronte di una carenza di medici per pensionamento e blocco del turnover dei medici, ci sono circa 15.000 giovani medici parcheggiati nel cosiddetto “limbo formativo” post laurea che non potendo accedere alle scuole di specialità per carenza di posti sono costretti a incarichi precari o ad emigrare. In tal senso forte è stato l’impegno della FNOMCEO e anche della FROMCEO che ha permesso di tamponare la situazione con l’incremento del numero delle borse di studio per la specialità e per il corso di Formazione in medicina generale. Ritengo che la soluzione ottimale non sia di togliere il numero chiuso difficile da proporre non avendo i mezzi e le risorse adeguate per sostenerlo, bensì creando un numero adeguato di borse di studio che consenta allo studente di arrivare alla specialità e venga inserito nel mondo del lavoro. Attualmente c’è una proposta di legge che si ispira al modello francese e prevede l’eliminazione del numero chiuso al primo anno e una selezione alla fine del primo anno basata sui crediti raggiunti e prova di ingresso al secondo anno

Tanti sono i problemi purtroppo esistenti dai  tempi di attesa lunghi per accedere alle prestazioni, la mancanza di personale, la oramai insostenibile burocratizzazione della professione, il tempo ridotto delle visite (tempo della comunicazione è tempo di cura, art. 20 del Codice di deontologia medica), e da ultimo non meno importante l’invecchiamento della popolazione che richiede progetti di presa in carico del paziente cronico e fragile attraverso un recupero di risorse da investire in modo ponderato e programmato sul personale medico e sanitario in generale.

Tutti questi fattori creano tensioni sul posto di lavoro e incomprensioni fra medico e paziente minando l’alleanza terapeutica e il rapporto fiduciario che è alla base del percorso di cura.

E’ indispensabile che chi è al governo comprenda che i medici e il personale sanitario devono essere considerati non un costo ma una risorsa e che il sistema ha retto anche grazie all’impegno e al grande senso di responsabilità degli operatori. In tale realtà il sistema sanitario nazionale potrebbe perdere le sue qualità e il quadro potrebbe peggiorare con un regionalismo differenziato proposto da regioni più solide, in presenza a livello nazionale di insufficienti risorse e con incerte idee risolutive che potrebbero minare la sostenibilità del SSN

In questo quadro nazionale, la realtà sanitaria pavese risente delle difficoltà esistenti e da più parti si elevano richieste di intervento per trovare soluzioni.

La politica locale è stata richiamata più volte ad impegnarsi in modo concreto e anche come Ordine dei Medici abbiamo richiesto alle Istituzione locali uno sforzo all’unisono per un cambiamento di rotta.

La sanità pavese può e deve riprendere quel ruolo primario di riferimento sia per garantire l’assistenza sanitaria locale sia per riconfermarsi come sede di cura e ricerca in ambito nazionale e non solo.

Pavia oltre ad eccellenze ben consolidate, come i tre IRCCS, il CNAO, l’Università e sette ospedali sul territorio provinciale, ha il valore aggiunto forse unico, dato dalla stretta vicinanza delle strutture  che ne permettono e ne facilitano i contatti.

Ma se in un epoca in cui la Cina progetta in tempi rapidi di costruire una moderna via della seta e Pavia non è in grado da anni di completare un cavalcavia di pochi metri che colleghi l’Istituto  Maugeri e il Pol.San Matteo, vuol dire che persiste una grave miopia politico-amministrativa che impedisce di rinforzare le basi per un salto di qualità della sanità Pavese.

Con l’auspicio che in un futuro prossimo si possano trovare le soluzioni ai nostri problemi, invio a nome di tutto il consiglio a voi e ai vostri familiari i miei più sinceri auguri di un sereno Natale e buon Nuovo anno.